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10.03.2010

La famiglia di Ozpetek al cinema - Esce Mine vaganti

Le mine vaganti di Ferzan Ozpetek sono i pezzi della famiglia Cantone.  La tipica famiglia patriarcale del Sud i cui componenti un giorno entrano in rotta di collisione a causa dei pregiudizi dei padri e dei desideri dei figli. Una famiglia normale, eppure un po’ speciale, con un padre ingombrante che gestisce il pastificio di famiglia, deciso a cedere l’attività ai suoi figli maschi e ai nuovi soci. Il signor Cantone crolla proprio durante un pranzo con i nuovi soci, quando il figlio maggiore (Alessandro Preziosi) rivela a tutti i presenti di essere gay: afferrata la notizia, gli viene un infarto. Preoccupato per la salute del padre, l’altro figlio (Riccardo Scamarcio) arrivato da Roma con la ferma intenzione di rifiutare la proposta del padre e di rivelare di voler tentare la carriera di scrittore e di essere gay, capisce che è meglio tacere. Battuto sul tempo dal fratello, rinuncia al suo “outing” creando una serie di equivoci esilaranti.

Mine vaganti, il film di Ferzan Ozpetek, già passato a Berlino nella sezione Panorama Special, esce venerdì 12 marzo nelle sale italiane distribuito da 01 Distribution.  Una commedia divertente e intelligente, prodotta da Fandango con Rai Cinema e il contributo dell'Apulia Film Commission. Un film godibile e lieve, perché “dopo la cupezza di Un giorno perfetto sentivo il bisogno di qualcosa di più solare con tante gente e tanto cibo”, spiega il regista italo-turco, senza per questo evitare argomenti serissimi che gli stanno molto a cuore. Non a caso ha dedicato questa storia a suo padre, scomparso tre anni fa, uomo all'antica, fino alla fine deciso a ignorare l'omosessualità del figlio. “Non ne abbiamo mai parlato apertamente e ogni volta che mi vedeva con una ragazza mi si avvicinava ammiccando complice, dandomi dello sciupafemmine, esattamente come fa Ennio Fantastichini nel film”.
Preziosi e Scamarcio, due belli molto amati dalle spettatrici, stavolta in versione gay; ma non è stato il gusto del rovesciamento a farli scegliere: “Erano giusti per la parte –spiega il regista - perché questi due fratelli sono due omosessuali che non sembrano affatto tali nella vita”.
Eppure il tabù dell'omosessualità non è appannaggio del Meridione: “E' uguale da Trieste a Lampedusa, nel film però volevo raccontare  soprattutto l'incapacità di capire i propri figli, il timore che possano soffrire, la paura del giudizio degli altri. In provincia se succede una cosa a cena, un'ora dopo tutti ne parlano ed è così che nascono certe paranoie”.

Famiglia e antifamiglia, come sempre nei suoi film, dove gli amici creano una comunità fortissima, vincoli più grandi di quelli di sangue. Ma qui la famiglia è quella tradizionale, con un tocco di matriarcato. “E' vero che il padre comanda, ma c'è anche il potere delle donne, la moglie quando scopre che il marito ha l'amante, la ignora totalmente. La nonna (Ilaria Occhini) che rivendica il diritto di fare scelte autonome in amore, mi ricorda il personaggio di Massimo Girotti in La finestra di fronte, mentre la zia Elena Sofia Ricci racchiude le tre zie della mia infanzia: una beveva il Cinzano facendo finta che fosse sciroppo per la tosse, un'altra di notte riceveva in camera sua un amante e poi gridava al ladro, la terza si sentiva corteggiata da qualsiasi maschio mettesse piede in casa”.

Ricordi che sono confluiti nella sceneggiatura, scritta insieme a Ivan Cotroneo. Di cui è entusiasta, come delle canzoni che compongono la colonna sonora divertentissima, con gli attori che si lasciano spesso andare quasi in versione musical. C'è anche un brano inedito di Patty Pravo, "Sogno", scritto apposta per lui.


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