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17.05.2005

Jarmusch e i Dardenne: l'impossibile mestiere di padre

Com'è difficile essere padre. Forse impossibile. Ce lo ricordano i due film in concorso oggi a Cannes: L'enfant dei Fratelli Dardenne e Broken Flowers di Jim Jarmusch. L'americano, ospite abituale sulla Croisette dal 1984, quando vinse la Caméra d'oro con Stranger than Paradise, ha scelto la faccia da sfinge di Bill Murray per raccontare il viaggio a ritroso nel tempo di un single incallito che scopre, da una missiva anonima vergata su carta rosa, di avere un figlio quasi ventenne. Aizzato da un simpatico vicino di casa investigatore dilettante di origine etiopica va cercare, un po' controvoglia, le quattro possibili madri che non vede da una vita, ritrovandosi in una serie di situazioni paradossali e buffe nel puro stile dell'autore di Daunbailò.

Stavolta Jarmusch è accompagnato nella sua impresa da quattro autentiche dive come Sharon Stone, Jessica Lange, Tilda Swinton (irriconoscibile con una parrucca nera) e Chloè Sevigny. Produce la Focus Feature senza imporre nulla, però, all'ultra-indipendente che ha dato al film un finale tutt'altro che commerciale. "Ho preteso il controllo totale, dal cast alle riprese. Se provano a togliermelo metto mano alla pistola", ha scherzato il regista. Che si è scagliato contro l'isolamento dell'America: "Siamo una cultura che tende a ignorare le altre. Addirittura Bush non era mai andato all'estero prima di diventare presidente". Entusiasta di Bill Murray (che mette una seria ipoteca sul premio all'interpretazione) ha raccontato ai giornalisti che da tempo voleva lavorare con lui. Ben prima di Lost in translation. "Per lui avevo scritto un'altra sceneggiatura, ma poi non avevo più voglia di fare quel film. Allora ho pensato a questa storia ritagliata su di lui, una specie di Odissea contemporanea dove il viaggio è metafora della vita".

Jim ha usato una lettera vecchio stile per innescare il meccanismo narrativo: "Non uso le mail, spesso non rispondo al telefono e ai fax, scrivo ancora le mie sceneggiature a mano su un quadernetto. Amo internet ma solo come un mezzo rapido per trovare informazioni su qualsiasi argomento, però sono ancora legato agli oggetti, alla carta, alla penna, ai libri da sfogliare". Se Jarmusch la prende con ironia, i belgi Luc e Jean-Pierre Dardenne affrontano la paternità rifiutata con il consueto approccio duro, calato nella realtà, senza artifici narrativi o moralismi. Vive di espedienti il ventenne Bruno (Jérémie Renier, era bambino ne La promessa) che ha appena avuto un figlio da Sonia. Senza fissa dimora, a capo di una banda di scippatori minorenni, Bruno non esita a vendere il piccolo Jimmy per un'adozione clandestina suscitando la reazione inattesa e violenta della sua compagna. Già incoronati con la Palma d'oro per Rosetta e segnalati dal premio all'interprete di Le Fils Olivier Gourmet (che anche stavolta fa una breve apparizione), i Fratelli Dardenne, col loro cinema austero e necessario, sono talmente amati dai francesi che li chiamano semplicemente "Les Frères".


 

 

 


 

 
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