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12.05.2005

Match Point: la prima volta di Woody a Londra

"Il bello di lavorare in Inghilterra? Ti danno i soldi e poi spariscono dalla circolazione finché non hai il film finito … invece gli americani, e soprattutto le major, vogliono mettere bocca su tutto, dal casting ai giornalieri".

Match Point: la prima volta di Woody, al suo trentaseiesimo lungometraggio, fuori dall'amata New York, nella Londra upper class, tra la City e le gallerie d'arte di Belgravia, con un film targato Bbc che Cannes ha presentanto fuori concorso. Ma è una prima volta che avrà subito una replica perché gli inglesi hanno annunciato qui al mercato che anche il prossimo progetto del cineasta americano (una commedia brillante in cui reciterà anche lui) avrà come set la piovosa Inghilterra. Comunque niente paura: Woody ritroverà la connazionale Scarlett Johansson, la sexy e fascinosa giovane interprete di Lost in translation che qui fa la vittima sacrificale sull'altare dell'altrui ambizione.

Unica americana (e unica autentica star) in un cast tutto europeo in cui spicca l'irlandese Jonathan Rhys Meyers, attor giovane in forte ascesa dopo aver lavorato anche con Oliver Stone in Alexander. È lui, col suo sguardo liquido e insinuante, il protagonista di Match Point, emulo, anche se alla lontana, dell'hitchcockiano Farley Granger in Delitto per delitto. Campione mancato, dando lezioni di tennis in un club esclusivo riesce rapidamente a sposare la figlia un po' scialba di un ricco uomo d'affari, ma senza rinunciare a viversi la bruciante passione per l'ex fidanzata del cognato, un'irresistibile yankee, aspirante attrice un po' sfigata, che ha le curve giuste al posto giusto della bionda Scarlett. Ovvio che la liaison metterà a repentaglio la sua inarrestabile scalata sociale.

Torna al giallo, il settantenne Allen, con un film dove i dialoghi sono come al solito curatissimi ma non certo comici, che cita il Dostoevkij di Delitto e castigo e "l'ingiustizia di tanti crimini che nella società rimangono impuniti". Però a chi avvicina questa storia di adulterio e duplice omicidio a Crimini e misfatti, risponde: "Personalmente non vedo somiglianze con quel film, allora perché non accostarlo a Criminali da strapazzo?".

Spiega anche che Match Point parla di ambizione, passione e fortuna. Quella fortuna che, quando la pallina colpisce il bordo della rete durante una partita di tennis, la fa cadere nel campo dell'avversario anziché nel tuo. Ma non la fortuna che aiuta gli audaci. "E' vero che il protagonista resta impunito ma ha perso se stesso, ha sacrificato la sua anima in nome della sua avidità; ha conquistato uno status sociale invidiabile, eppure si sente soffocato nel suo ufficio, soffocato nella ricca famiglia che l'ha adottato, soffocato da una paternità tanto voluta dalla moglie ma che lui non desiderava. Ha trovato il suo posto, certo, ma è il posto sbagliato". Un posto al sole, come diceva il titolo di quel vecchio film con Monty Cliff diviso tra Liz Taylor e Shelley Winters. Altra fonte, diretta o indiretta, dello script. Ma lui nicchia: "Il film l'ho visto, il libro da cui è tratto, An American Tragedy, non l'ho neppure mai letto".

 




 
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