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22.05.2005

Palma d'oro ai Dardenne

È di nuovo Palma d’oro per i fratelli Dardenne, sei anni dopo Rosetta. Sconvolgendo in parte le previsioni della vigilia, la “strana giuria” di Emir Kusturica ha consegnato il massimo premio del 58° Festival di Cannes ai due cineasti belgi per L’enfant, la storia di una ragazzo di strada troppo giovane per essere padre.
I due autori, che hanno dedicato la loro seconda Palma a Florence Aubenas e agli altri ostaggi, sono in compagnia di un ristrettissimo gruppo di cineasti: due Palme sono andate solo a Coppola, Imamura, Bille August e allo stesso Kusturica.

Il premio per l’interpretazione femminile ha segnalato Hanna Laslo, l’attrice di Amos Gitai, celebre in patria come cabarettista. Hanna ha dedicato il premio a sua madre sopravvissuta all’Olocausto, a tutti i sopravvissuti, ma anche alle “vittime di entrambe le parti, ai palestinesi con cui finalmente si comincia a discutere”.

Free Zone parla proprio di questo dialogo concreto, quotidiano attraverso il viaggio di tre donne tra Israele e la Giordania. Tema, in un certo senso, anche di Three Burials of Melquiades Estrada, l’opera prima di Tommy Lee Jones che torna a casa con un doppio riconoscimento. Alla sua bella faccia scolpita d’attore e allo sceneggiatore Guillermo Arriaga, il messicano di Hollywood. I due sono amici, si parlano in spagnolo, amano sinceramente la cultura della frontiera e i vaqueros che passano il confine clandestinamente alla ricerca di una vita meno miserabile.

A loro è andato il pensiero di Arriaga, che ha sventolato una bandierina del Messico facendo sorridere la giurata e connazionale Salma Hayek e rivelando: “E’ la prima volta che metto lo smoking”.

Tommy Lee Jones è una specie di erede di Clint Eastwood e i francesi, che da sempre adorano Clint, l’hanno subito adottato (Three Burials, distribuito da 01 Distribution, è coprodotto da Luc Besson). Ma il fantasma di Clint si aggirava sul palco di questa premiazione solenne ma sobria, seria ma non seriosa, una soirée come solo i francesi sanno fare. Tra i tanti divi internazionali che hanno aiutato Cecile de France a condurre il gioco, proprio i due attori oscarizzati per Million Dollar Baby, Morgan Freeman e Hilary Swank, è toccato di consegnare la Palma d’oro.

Niente Italia: Giordana, purtroppo, stavolta deve accontentarsi del Premio Chalais e di ottimi risultati al botteghino e al Marché. Ma tanta America.

L’America che piace a Cannes, indipendente e d’autore, con il Grand Prix a Jim Jarmusch e al suo poetico ritratto di single fuori tempo massimo. Un premio che Jim ha dedicato ovviamente a Bill Murray ma anche a tutti gli altri registi del concorso in uno slancio di democrazia del cinema. “E’ stato un onore essere accanto a Hou Hsiao Hsien e Rodriguez, Egoyan e Cronenberg, Johnny Too e Tommy Lee Jones, siamo tutti parte di una stessa famiglia”.

Meno entuasiasta Michael Haneke, l’austriaco maestro di manipolazioni, il regista-filosofo, che correva per i colori di Francia. Anche stavolta, come per La pianista, ha mancato la Palma per un soffio. Forse – ma non è uno che lasci trasparire le emozioni – ci è rimasto male. Felice invece il cinese Wang Xiaoshuai (Prix du Jury) anche perché oggi è il suo 39° compleanno.

 


 


 

 
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